laura posted on June 19, 2010 19:11
L’olio extra vergine di oliva oltre agli eccezionali valori nutritivi porta con se, nel suo DNA, la storia delle antiche culture che per prime lo hanno coltivato e lo hanno utilizzato come elemento di base per l’alimentazione. E’ un po’ la storia del Mediterraneo.
I Greci conoscevano diverse varietà di olivi selvatici cui davano nomi diversi, i Romani invece, le riunivano tutte sotto la denominazione oleaster, che è poi quella passata nel vocabolario botanico moderno.
La patria di origine dell’olivo va con ogni probabilità ricercata in Asia Minore: infatti, mentre in sanscrito non esiste la parola olivo e gli Assiri ed i Babilonesi, che evidentemente ignoravano questa pianta e i suoi frutti, usavano solo olio di sesamo, l’olivo era viceversa conosciuto da popoli semitici come gli Armeni e gli Egiziani.
Non solo, anche nei libri dell’Antico Testamento l’olivo e l’olio di oliva sono spesso nominati : basti pensare che la colomba dell’arca porta a Noè un ramo d’olivo colto sul monte Ararat, montagna dell’Armenia.
La trasformazione dell’oleaster in olivo domestico pare sia stata opera di popolazioni della Siria. Molto presto l’uso di coltivare l’olivo passò dall’Asia minore alle isole dell’arcipelago, e quindi in Grecia: lo Schlieman riferisce di aver raccolto noccioli d’oliva sia negli scavi del palazzo di Tirino sia in quelli delle case e delle tombe di Micene e, nell’Odissea, troviamo scritto che Ulisse aveva intagliato il suo letto nuziale in un enorme tronco di olivo.
In Grecia esistevano molti e fiorenti oliveti; particolarmente ricca ne era l’Attica e soprattutto la pianura vicina ad Atene. D’altra parte l’olivo era la pianta sacra alla dea Atena ed era stata lei che, in gara con Posidone per il possesso dell’Attica, aveva vinto facendo nascere l’ulivo dalla sua asta vibrata nel terreno.
Le zone della Magna Grecia dove più florida era la coltura dell’olivo erano quelle di Sibari e di Taranto; nell’Italia centrale, si segnalavano in primo luogo il territorio di Venafro, quindi la Sabina e il Piceno, mentre nell’Italia del nord erano famose le coste della Liguria.
L’olivo esigeva molte cure, che potevano risultare anche costose, ma i proprietari degli oliveti erano ben ripagati dei loro disagi: non solo la cucina, ma anche i bagni, i giochi, i ginnasi e persino i funerali, esigevano l’impiego di grandi quantità di olio.
Le olive venivano raccolte, a seconda dell’uso cui erano destinate, in periodi diversi: ancora acerbe (olive albae o acerbae), non del tutto mature (olive variae o fuscae), mature (olive nigrae). Si raccomandava di staccarle dal ramo con le mani ad una ad una; quelle che non si potevano cogliere salendo sugli alberi, venivano fatte cadere servendosi di lunghi bastoni flessibili (in greco ractriai), sempre ponendo la massima attenzione a non danneggiarle. Alcuni aiutanti raccattavano e riunivano le olive battute che, solitamente venivano macinate il più presto possibile.
La vendita al dettaglio non si praticava solo in campagna o nelle botteghe; era ugualmente attiva nell’agorà, dove venivano trattate le merci più diverse. I mercanti erano installati in baracche, sotto umili tende o, più comunemente, all’aperto, ma questa situazione migliorò ben presto quando furono edificati i primi portici.
Per quanto riguarda l’Italia, è importante sottolineare che la presenza di noccioli di oliva in contesti archeologici e documentata fino al Mesolitico. Certamente il passaggio da una fase di semplice conoscenza della pianta a quella del suo sfruttamento agricolo avrà richiesto un lungo periodo, ciò nonostante, quanto esposto sembra sufficiente per sollevare almeno qualche perplessità sulle teorie che sostengono che l’olivo sia stato introdotto in Italia dai primi coloni greci.
Il vero problema, dunque, non è stabilire a quando risalga la presenza dei primi olivi in Italia, dato che certamente si trattava di piante che esistevano da molto tempo, almeno in forme selvatiche, quanto piuttosto definire il periodo in cui è cominciata la loro coltivazione in età storica, momento importante che segna l’inizio dello sfruttamento razionale delle campagne, tipico della civiltà urbana.
Olio nell’umbria
Il paesaggio umbro attraverso la sua evoluzione è ampiamente caratterizzato dall’olivo. Intere colline sono coperte da queste colture che si distinguono per il loro colore grigio argenteo, con
una vegetazione rada e regolarmente distribuita, gli alberi sono in fila per la maggior
parte dei casi, sotto la chioma emerge il terreno accuratamente sistemato e lavorato. Intere zone sono caratterizzate da questa ordinata organizzazione di cui l’olivo è il riferimento principale .
Una parte consistente della olivicoltura umbra è nata proprio per proteggere le pendici delle colline che furono largamente disboscate L’esigenza di proteggere dal punto di vista idrogeologico questi territori fu affrontato con l’olivo, l’unica specie capace di adattarsi a questi terreni. Questa opera, durata secoli, ancora svolge la sua funzione e contribuisce a caratterizzare questa terra
Esemplari plurisecolari. sono presenti nelle zone a clima mite e rappresentano una testimonianza
della longevità della specie, delle capacità che l’olivo ha di rigenerarsi, delle dimensioni e conformazione che l’olivo può assumere.
L’olivo, per la sua lunga storia e per le simbologie che gli sono state attribuite, caratterizza in Umbria luoghi legati alla cristianità, alla vita di Santi e all’attività di ordini religiosi;
basta citare Assisi, la vita di S. Francesco, la Basilica di S. Francesco, l’ordine dei Benedettini a Perugia, Abbazia di San Felice a Giano dell’Umbria.
In Umbria sono frequenti i castelli e i villaggi, piccoli agglomerati di decine di abitazioni, dove si svolgono alcune attività artigianali legate alle esigenze della olivicoltura e del territorio. Essi sono la sede di molti olivicoltori che debbono assicurare all’olivo la cura di cui ha bisogno in ogni momento dell’anno
La raccolta rappresenta un periodo di particolare impegno per la gestione del prodotto che ogni
giorno viene raccolto, per il primo olio che viene ottenuto. È particolarmente
suggestiva la rievocazione storica della festa della fine della raccolta con balli e canti, con sfilate lungo i borghi (festa della frasca di Spello), e al termine l’assaggio dell’olio (bruschetta),
come liberazione da un lungo periodo di fatica e per la gioia di aver assicurato ancora una volta, un prodotto che garantisce alimento e reddito per il resto dell’anno.
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L’olivo, attraverso la sua pregiata produzione di olio, promuove il turismo che sempre più richiede una multifunzionalità degli interventi ed a questo proposito vengono organizzate sagre paesane legate all’olivo e all’olio,
svolgono.
L’Umbria, le sue valli e le sue colline , è un capolavoro dell'ingegno umano, un grande laboratorio dell’antico sapere agricolo che ha saputo valorizzare anche il terreno meno favorevole, coltivando olivi che oggi danno un olio tra i migliori del mondo.